Manifesto
Ci chiamiamo Medio perché parliamo al pubblico medio, quello vero, che non lavora nel marketing. Queste sono le regole che ci siamo dati.
Il pubblico medio esiste, ed è quello che compra.
È la signora che guarda i reel in fila alla posta, il ragazzo che scrolla in pausa dal turno, il sindaco che legge i commenti alle undici di sera.
Prima ascoltiamo.
Leggiamo i commenti, giriamo i paesi, chiediamo a chi ti conosce. Il resto viene dopo.
Pezzi piccoli, infilati bene.
Tanti contenuti brevi, fatti con cura e tutti sullo stesso spiedino, rendono più di un grande spot all'anno.
Niente parole difficili.
Se nel preventivo trovi "awareness", "funnel" o "brand positioning", hai il diritto di chiederci cosa significano. Noi abbiamo il dovere di riscriverlo.
Contiamo quello che serve.
Quante persone hanno guardato fino alla fine, quante hanno scritto, quante sono venute. I like li guardiamo per ultimi.
Le carte in regola.
Contratti scritti, fatture puntuali, collaborazioni dichiarate come chiede la legge. Uno di noi lo fa di mestiere.
L'intelligenza artificiale la usiamo, e lo diciamo.
Per le cose ripetitive, così il tempo resta per le idee e per le persone.
Se una cosa non funziona, te lo diciamo.
Anche quando ci converrebbe stare zitti.